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Cus Ancona, Paola Bergamasco ''Campionato finito, ma a 43 anni io non smetto''

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Se volete far perdere le staffe a Paola Bergamasco 43 anni giocatrice simbolo del Cus Ancona Basket chiedetegli pure se alla soglia dei 43 anni ha intenzione di attaccare le scarpette al chiodo «Non ci penso minimamente, ad inizio stagione avevo detto che questo sarebbe stato il mio ultimo anno da giocatrice e invece per come sono andate le cose giocherò anche il prossimo anno. E’ una questione personale, mettersi da una parte per colpa di questo maledetto virus non mi sembra proprio il caso. Passata l’emergenza ad Agosto sarò in prima linea per iniziare la preparazione estiva assieme alle mie compagne di squadra».

Come giudica la decisione della Federazione di annullare tutti i campionati gestiti dai comitati regionali proprio a causa del diffondersi del Covid-19 «La decisione era nell’aria, lo avevamo capito con l’evolversi della situazione. In questo momento cosi difficile bisogna pensare alla salute delle persone, l’isolamento sociale sta dando i primi risultati ma bisogna andare avanti. Concordo pienamente su quanto deciso dalla federazione ». A livello sportivo lo stop per il Cus Ancona è arrivato nel momento più importante della stagione. C’è qualche rammarico per come sono andate a finire le cose?

«L’ultima partita l’abbiamo giocata contro il Porto San Giorgio. La lotta per andare in serie B era praticamente una questione tra noi e loro che comunque sia sono un ottima squadra. In casa eravamo riuscite a vincere questo scontro diretto dopo un avvio di partita piuttosto deludente. All’intervallo avevamo trovato la forza di reagire cosa che ci ha dato la possibilità di vincere la partita. Una svolta anche a livello emotivo ma sopratutto la consapevolezza di essere in grado di lottare per il primato. Aspetti che ora sono passati in secondo piano proprio per l’emergenza legata al Covid-19».

Cosa gli manca della componente sportiva legata al Cus Ancona« Il contatto con la squadra, le tante amicizie che si erano create e quella atmosfera che c’era dentro lo spogliatoio sia tra di noi che con lo staff tecnico. I contatti sono rimasti quello mi manca è l’abbraccio con le mie compagne di squadra ma troveremo il modo di recuperare il tempo perduto». Come sta vivendo a livello personale queste giornate con le tante limitazioni imposte per contrastare la diffusione del Covid-19? «Bisogna tenere duro e andare avanti senza perdere le speranze. Mia madre le scorse settimane si è rotta un braccio, siamo dovuti andare all’ospedale e in questo periodo non è certo il massimo della vita vista la situazione che si è creata. Per evitare problemi in casa mi sono messa in isolamento volontario ma per fortuna tutto è andato bene e dopo 15 giorni ho potuto riabbracciare le mie bambine. Andiamo avanti con fiducia ma sopratutto cerchiamo di rispettare le regole per il bene di tutti».

 

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