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Happy Casa Brindisi, Simone Giofrè ''Vorremmo riconfermare Banks, ma oggi è ancora prematuro''

E’ tornato dietro la scrivania il team di Cantieri Aperti 365 che nella chat di quest’oggi ha coinvolto Simone Giofrè, attuale direttore sportivo della NBB Brindisi, votato la scorsa stagione come miglior dirigente della Serie A.

Nel format della video-chiacchierata ideato da Cantieri Aperti 365 il dirigente brindisino ha parlato del suo progetto che in questi due anni ha portato l’Happycasa ad alto livello: “L’anima della squadra è rimasta la stessa in questi due anni anche se sono rimasti solo 3 giocatori tra un gruppo e l’altro. L’imprinting che abbiamo voluto dare alla squadra è stata la stesso, ci sono grandi analogie. Vado fiero di essere riuscito soprattutto il primo anno ad avere pazienza, dovendo cambiare tutto il roster, senza farci prendere dal panico. La prima persona su cui faccio scouting è il coach per il quale lavoro, se lo conosco bene so cosa proporgli. Con Vitucci è la mia terza stagione tra Varese e Brindisi, c’è un feeling tale per cui capisco cosa gli piace”.

Due giocatori su tutti che secondo Giofrè hanno silenziosamente fatto la differenza: “Prendere due giocatori come Gaffney e Chappell che ci hanno dato spessore importante culturale di pallacanestro e ci hanno lasciato qualcosa anche se quest’anno non c’erano. Giocatori più utili che appariscenti che avevano reso la squadra dell’anno passato una macchina quasi perfetta. Quando hai meno risorse capisci che devi usare idee, attenzione e creatività”.

Le recenti news su Banks hanno smosso un po’ le acque del mercato: “Prima bisogna capire cosa ne sarà della prossima stagione, poi pensare al budget in una situazione molto critica per tutti. Dunque ora è il momento delle idee, ovvio che vorremmo riconfermare Banks, ma oggi è ancora prematuro. Abbiamo iniziato a parlarne con lui, aspettiamo i tempi giusti per capire come sarà il campionato e il budget e potremo fare proposte complete”

Sul futuro del nostro basket invece Giofrè ha la sua idea: “Sarò poco popolare, ma io sono fermamente convinto che una deregulation darebbe una spinto al movimento italiano. Ora siamo in un regime di non concorrenza perché gli italiani hanno il posto garantito, se diamo la pappa pronta ai bambini non impareranno mai. Nessuno vuole vedere squadre da 12 americani, ma sarebbe un modo per darsi il tempo per costruirli i giocatori. Perché ora ci sono i posti di lavoro, ma non possiamo dire che il livello dei giocatori italiani è equiparabile al livello dei giocatori stranieri. Ecco, ad esempio, farei in modo che la premi vinti dalle squadre che fanno giocare gli italiani siano poi da reinvestire sulle giovanili e non solo per pagare un giocatore della prima squadra. Così il sistema può diventare virtuoso”.

Tornando nel passato le sue esperienze in Serie A sono quelle di Cantù e Varese: “Cantù è casa mia, ho iniziato da ragazzo che si occupava del sito internet ed ho fatto un po’ tutti i ruoli, poi ho camminato con le mie gambe. Curiosamente sono poi andato a Varese, quell’annata del primo posto in regular season è stata davvero incredibile, anche li abbiamo rinnovato 9/10 del roster .Una squadra con un sacco di scommesse con Dunston e Banks pescati in Israele, Green che era andato male a Barcellona Pozzo di Gotto, Ere e Sakota che avevano vissuto difficoltà, Cerella, Polonara e De Nicolao da società che avevano chiuso e Rush da Cipro. Una “cozzaglia” di giocatori che ha funzionato alla grande. Gli allenamenti erano uno spettacolo, ancora di più delle partite, io non ho mai visto allenamenti così intensi. Se Dunston non si fosse fatto male in gara 5 e 6 forse parleremmo anche di qualcosa di storico”.

Proprio il pivot americano è il giocatore di cui va più fiero: “E’ una campione vero. A Varese ha fatto qualcosa fuori dal comune, non aveva chissà quanti estimatori, il Maccabi lo aveva visto per due anni nel suo campionato, ma non ci aveva creduto, a volte ci sfuggono le cose che ci passano sotto il naso”.
E poi ci sono le sliding doors con quei giocatori gregari che ti cambiano la squadra quasi per caso: “Come Erik Rush l’anno passato, lo avevamo preso solo per il precampionato, dovevamo ancora scegliere il quarto lungo. Avevamo in prova un lituano e un polacco, poi Vitucci quasi per caso lo ha provato da 4 anche se non aveva mai giocato in quel ruolo e abbiamo puntato su di lui perché ci aveva stupito, quei 15 minuti per noi sono stati fondamentali. Mi stupisco che nessuno lo abbia poi cercato in Serie A”

Venerdì 8 maggio alle ore 18.30 edizione veramente speciale di Cantieri Aperti365 che metterà in scena uno dei derby più storici della nostra pallacanestro, quello tra Varese e Cantù. Saranno nostri ospiti infatti i rispettivi team manager delle due società Max Ferraiuolo e Diego Fumagalli che si sfideranno a colpi di aneddoti e curiosità.

Fonte: Cantieri Aperti 365 Team

 

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