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Luca Banchi a Cantieri Aperti ''Uno tra Itoudis o Jasikevicius potrebbe essere il primo a fare il capo allenatore in NBA''

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Torna ad occuparsi di allenatori il team di Cantieri Aperti 365 e lo fa con una video-chat con Luca Banchi, coach tricolore ai tempi di Siena e Milano, che ha svolto all’estero le sue ultime esperienze.
Si parte dalle sue recenti esperienze che lo hanno visto prima a Bamberg, poi ad Atene sponda AEK e infine con il Lokomotiv Kuban: “Esperienze formative che mi restituiscono la consapevolezza che dobbiamo guardare oltre i confini nazionali anche a livello professionale. La crescita esponenziale del movimento tedesco, frutto di una programmazione costante, mi dice che è un contesto destinato ad evolversi ancor di più. In Russia si parla di club che hanno un’invidiabile disponibilità economica. La VTB ha molte potenzialità, forse ancora inesplorate, nonostante il basket in Russia non abbia grande seguito. In Grecia la parentesi più importante, vissuta con grande entusiasmo, purtroppo coincisa con anno orribile per il basket ellenico per i problemi tra Panathinaikos e Oympiacos, continuo a ritenerla molto formativa. In Grecia è lo sport nazionale, c’è una visibilità pazzesca, ma anche una pressione clamorosa non paragonabile con nessuno dei posti in cui sono stato”.

E ora che l’Oceano si è “ristretto” anche sognare la NBA non è così impossibile: “Sarebbe fantastico che un giorno accadesse, ho grande ammirazione per quei coach che hanno questa possibilità, in particolar modo per il nostro Scariolo che se l’è costruita con tanti anni di incredibili successi. In passato ho avuto due esperienze, con Siena avevamo un rapporto con i Rockets, dopo gli anni a Milano, ho partecipato alla pre-stagione degli Hawks, quello NBA è un ambiente che inevitabilmente per tutti noi del basket è un punto di riferimento”.

E il coach grossetano si lancia anche in una previsione: “Penso che uno tra Itoudis o Jasikevicius possa essere davvero il primo a fare il capo allenatore in NBA, ne hanno le doti tecniche, morali, anche riconosciute oltre oceano. E per noi italiani spero che un allenatore come Trinchieri possa avere la possibilità di vedere evolvere anche oltre oceano la sua brillante carriera”.
Gli staff allargati sono una regola in NBA, il ruolo del vice allenatore è quello che ha fatto svoltare la sua carrierai ad altissimo livello: “Arrivavo dopo 9 anni da head coach, ma fin dal primo colloquio con Pianigiani e con Minucci ho percepito la dignità che assegnavano a quel ruolo. C’era la consapevolezza che non fosse solo una casella da riempire, ma un ruolo che aveva una ragione di esistere. Pensavano che potessi completare il bagaglio di Pianigiani ed ero convinto che quell’esperienza potesse dare impulso alla mia carriera. E’ un’esperienza che davvero equiparo a quella di capo allenatore, furono anni fantastici”.
Tanto che poi è tornato nel 2012 sul ponte di comando: “Non è scontato che un vice che rimane per tanti anni in questo ruolo abbia una certa credibilità, do il merito di questo anche a tutte le persone che ho avuto a fianco e la testimonianza è che poi dopo solo 1 anno da coach a Siena un progetto di ambizioso come quello di Milano abbia pensato a me nonostante fossi l’allenatore dei rivali”.

E a Milano, nel 2014, ha riportato il titolo dopo 18 anni: “Spesso arrivo a fine stagione talmente stanco che non rivedo mai l’ultima partita. Dopo qualche anno mi hanno fatto rivedere in una premiazione alcuni spezzoni di quella gara 7 e si sono risvegliate grandi emozioni. Dal body language devo confessare che ho avuto un insospettabile controllo rispetto al carico emotivo reale, a maggior ragione perché la sfida era contro Siena. Poi quel controllo si è sfogato solo nei giorni successivi. La cornice del Forum con tutti i tifosi in campo a fine gara è un ricordo splendido. Il solo pensiero di aver a mio modo contribuito a quella gioia dei tifosi dopo tanti anni, ma anche del signor Armani è stata una grande soddisfazione. Stare in quell’Olimpia è stato un privilegio, è stato bello poter dare ad Armani un riconoscimento sul campo per tutto quello che lui ci trasmetteva”.

Per chiudere il quintetto e la squadra dei suoi ricordi migliori: “La Milano di quello scudetto è la squadra più di talento con un quintetto con Hackett, Langford, Gentile, Melli e Samuels e 6° uomo Moss. Come quintetto come play scelgo McIntyre che ha vissuto la crescita più importante in tempo breve, il talento pazzesco di Charlie Bell in guardia, come ala Sato orgoglioso di averlo portato in Europa per primo, nel 4 Stonerook che veramente ha segnato un’era, da pivot Brad Miller che poi ha fatto quasi 1000 partite in NBA. Continua all’estero l’avventura di Cantieri Aperti 365 che venerdì 22 maggio alle 18.30 chiuderà la settimana dietro la scrivania. L’ospite della video-chiacchierata sarà Claudio Coldebella, direttore sportivo dell’Unics Kazan.

Fonte: Cantieri Aperti 365 Team

 

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