La sera del 29 giugno, le Azzurre del basket femminile hanno alzato al cielo una medaglia che mancava da 30 anni. Il 69-54 conquistato nell’incontro con la Francia nella finale per il terzo posto agli Europei ha chiuso un torneo emozionante e restituito alla pallacanestro femminile italiana un prestigio meritato.
È arrivato un bronzo che vale quanto l’oro per la fatica spesa, per il cammino intrapreso nei gironi e per la consapevolezza di una squadra giovane, coraggiosa e guidata con lucidità da Andrea Capobianco.
Un risultato atteso da tre decenni
Il pubblico tricolore ha ritrovato entusiasmo grazie a un gruppo capace di unire talento e disciplina. Per comprendere pienamente la portata di questo risultato bisogna ripercorrere il cammino che ha condotto l’Italia a un podio che sembrava irraggiungibile e riscoprire le radici di una tradizione che affonda nel lontano 1938.
Raccogliendo i segnali emersi fin dalle gare precedenti, le quote scommesse per il basket hanno iniziato a premiare il basket femminile, lasciando intendere che il podio non fosse più un miraggio.
In 30 anni la Nazionale ha sfiorato più volte la zona medaglie senza mai svoltare. Il bronzo di quest’anno, quindi, pesa parecchio: si tratta di una conferma del fatto che il progetto tecnico impostato ha messo radici solide. Dopo l’oro del 1938 e il bronzo del 1974, la squadra femminile aveva vissuto un lungo digiuno interrotto soltanto dall’argento del 1995.
Portare di nuovo il tricolore sul podio europeo significa restituire visibilità a questo sport, motivare le giovani atlete e dimostrare che l’alta competizione non è esclusiva di poche squadre storiche.
Il percorso iniziato a Bologna
I gironi hanno visto le Azzurre superare Serbia, Slovenia e Lituania. Ai quarti, contro la Turchia il risultato raggiunto è stato di 76-74. In semifinale, il Belgio sembrava irraggiungibile quando, all’inizio dell’ultimo quarto, il tabellone indicava un -17.
Una rimonta continua ha acceso la fiducia nonostante la sconfitta per due punti. Quella prova di carattere è servita da spinta 48 ore dopo, quando la Nazionale si è trovata di fronte a una Francia molto forte dal punto di vista fisico.
Le radici storiche e la tradizione azzurra
Per comprendere il presente serve uno sguardo al passato. L’Italia femminile di basket ha inaugurato il medagliere europeo nel 1938, quando a Roma conquistò l’oro del primo campionato continentale. Nel 1974, guidata da Settimio Pagnini, vinse il bronzo a Cagliari. L’argento del 1995 a Brno, ottenuto con Riccardo Sales in panchina, rimane ancora oggi uno dei capitoli più celebrati.
Dopo quella parentesi, il gruppo ha attraversato fasi alterne, accusando la concorrenza sempre più qualificata di nazionali che potevano contare su campionati interni professionistici consolidati. Nonostante questo, la passione per questo sport è cresciuta continuamente nei settori giovanili, fino a generare l’attuale serbatoio di talento.
Il progetto tecnico di Andrea Capobianco
Dal giorno della sua nomina, Andrea Capobianco ha puntato su una pallacanestro condivisa, sulla difesa aggressiva e sulle responsabilità distribuite. Accanto alle stelle consolidate, il coach ha lanciato giovani appena uscite dall’Under 20 e ha insegnato loro a non rinunciare a tiri aperti né a temere avversarie più quotate.
Il vero segreto risiede nella rotazione ampia, con giocatrici come Jasmine Keys, Lorela Cuba, Olbis Futo Andrè, Francesca Pasa e Costanza Verona, che alternano ritmo e visione di gioco in campo. Anche giocatrici di solito presenti per pochi minuti hanno saputo incidere, prova di una preparazione collettiva incentrata su letture rapide invece che su schemi rigidi.
Tra le protagoniste in campo, Cecilia Zandalasini ha confermato il suo status di fuoriclasse, ma il bronzo non porta soltanto la sua firma. Ad esempio, Costanza Verona, schierata titolare dopo l’infortunio di Matilde Villa, ha dettato tempi intelligenti, con un’azione precisa sia quando la difesa si apriva che quando gli spazi si riducevano.